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Paolo Stoppa, la versatilità della sua arte si rivelò tra le più varie e complete del teatro italiano dei suoi tempi. A 30 anni dalla morte

Di Anita Curci


“Paolo Stoppa non è composto, non è misurato, non si sorveglia… Stoppa strafà, ha la comicità pronta, fertile, sicura, prodiga. È un brillante che brilla”, così scriveva Ferdinando Palmieri su Scenario dell’agosto del 1942, proseguendo: “Fra tanta comicità moderna senza immaginazione, fra tanta comicità di attori, pallida e fievole, il brillante Stoppa sia il benvenuto: sul palcoscenico e sullo schermo, coi suoi falsetti, i suoi impacci, i suoi ticchi, il suo volto stupefatto, i suoi gagà, le sue smorfie, i suoi irritabili nervi…”. Al nome dell’attore romano, nato nel 1906 e morto nel 1988, sono intimamente legati spettacoli che hanno caratterizzato la storia del teatro italiano, ma anche quei film collocati ormai nel tempo in una dimensione mitica dove, pur non sempre essendo l’attore principale, seppe guadagnarsi degna attenzione. E non ci si riferisce soltanto a Processo alla città di Luigi Zampa del ‘52, a La passeggiata di Renato Rascel del ‘53; a Carosello napoletan…

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